30 Marzo 2025/ Anno C
Gs 5,9a.10-12; Sal 33; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

Al cuore del capitolo 15 dell’evangelo di Luca è il tema della gioia.
Al v. 1 viene detto che tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo e che questo suscitava la reazione dei farisei e degli scribi.
E al v. 3 si legge: «Allora egli disse loro questa parabola».
Le tre parabole che seguono (la pecora perduta, la dramma ritrovata, il cosiddetto figlio prodigo) sono, per l’evangelista, una parabola, un unico racconto che si articola in tre scene al centro delle quali non è la perdita di qualcosa o di qualcuno, ma la gioia del suo ritrovamento (cf. vv. 7.10.32).
L’unità di queste scene sta, dunque, nel fatto che qualcosa o qualcuno si perde e il suo ritrovamento viene indicato come fonte di gioia… gioia che, come si capisce alla fine della terza scena, è la gioia del Padre stesso che coloro che si ritengono giusti (i farisei e gli scribi) dovrebbero imparare a gustare. Ma le tre scene non sono semplice ripetizione di un medesimo contenuto essenziale.
Le prime due sono accomunate dal fatto che chi ha perduto la propria pecora o la propria dramma si muove alla ricerca di ciò che ha perduto, mentre nella terza scena il padre sembra non muoversi, almeno rispetto al figlio minore, che deve decidersi a compiere il viaggio di ritorno verso la propria casa.
Nei primi due casi, dunque, la parabola parla soprattutto a chi si rende conto che qualcosa si è perduto e lo invita a mettersi alla ricerca di questo qualcosa: nel primo caso, il proprietario della pecora che si è perduta lascia le altre pecore da sole, nel deserto fino a quando non la ritrova e solo allora rientra a casa; nel secondo caso, la donna la cerca attentamente nella casa fino a che non la ritrova. Si tratta di due situazioni diverse di perdita: una all’esterno e una all’interno della casa.
Ma in entrambi i casi vi è un movimento del proprietario o della donna che consente il ritrovamento.
La vicenda narrata dalla terza scena, invece, descrive il movimento che colui che si è perduto deve compiere. Inoltre, chi è perduto non è solo chi va lontano, chi esce dalla casa (il parallelo è, in questo caso, con la scena della pecora smarrita), ma anche chi è nella casa (il parallelo è, stavolta, con la dramma perduta): la perdita di sé è possibile sia lasciando la casa sia restando in essa…
Nell’uno e nell’altro caso, essa richiede un movimento di “ritorno” al quale il padre, in questo caso, non può sostituirsi: sono i figli a dover ritrovare il padre (per questo la parabola potrebbe essere detta della paternità da ritrovare) e, a partire da ciò, è data loro la possibilità di ritrovarsi come fratelli.
Il padre è il vero protagonista della vicenda: è dalla relazione con il padre, infatti, che dipende non solo la relazione filiale del maggiore e del minore, ma anche la loro relazione fraterna…
Il testo presenta, anzitutto, la problematica relazione tra il figlio minore e questo uomo.
Una relazione che, in qualche modo dice un rifiuto della paternità, di cui è segno la prematura richiesta della propria parte di eredità.
Ma anche il figlio maggiore, che resta nella casa, mostra di rifiutare suo padre, perché non conosce realmente la qualità del suo amore, che riaccoglie il figlio andato via e poi tornato.
Questo figlio è nella casa, ma è anch’egli lontano dal padre, il quale, in realtà, si rivela profondamente “uno”, unificato nel suo amore incondizionato (ma non omologato) verso i figli, che ama di un amore che prima lo ha spinto a restare in attesa del figlio andato lontano di casa e che ora lo spinge a uscire per cercare il figlio rimasto nella casa, ma di fatto lontano.
A ognuno il Padre dà secondo il suo bisogno!
Il padre non delega la sua ricerca del figlio maggiore, ma lo incontra personalmente.
E così anche il figlio maggiore deve ritrovare il padre, comprendendo che la radice della gioia è in quel «Tu sei sempre con me» (v. 31).
La gioia, dunque, nasce dal “ritrovare” Dio, ma questa gioia è solo per chi sia disposto a scoprirsi da sempre custodito da Lui.
P. Gianpiero Tavolaro
